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Per un po’ ci siamo raccontati che gli influencer sarebbero stati i nuovi founder.
E in parte è stato così. Alcuni creator hanno lanciato brand che hanno funzionato davvero: #Prime di Logan Paul, #Feastables di MrBeast, qui in Italia #4books di Montemagno (per citarne alcuni).
A un certo punto (ZIRP 😅) c’erano venture capital che si chiedevano seriamente:
“Come intercettiamo i creator? Come gli facciamo fare impresa? Dove troviamo COO da mettergli al fianco?”
Poi, mentre questo modello si diffondeva, non senza difficoltà, è successa una cosa interessante, soprattutto nel B2B.
Alcuni founder (senza alcun background da content creator e senza fanbase) si sono guardati allo specchio e hanno detto:
“Sai che c’è? L’influencer lo faccio io.”
Si sono rimboccati le maniche. Hanno imparato a utilizzare i canali giusti, a creare contenuti di valore, a produrre video efficaci, insomma a fare tutto ciò che serve per catturare attenzione nel 21esimo secolo.
Perché hanno capito che poteva essere davvero utile all’azienda, e che anche l’influencer era un middle-man.
E ha senso.
Perché se da founder riesci a raggiungere la tua audience:
- ti porti a casa una parte della distribuzione in modo gratuito
- non hai bisogno di un influencer come partner
- controlli meglio il messaggio
Ah, diventi anche difficile da cacciare (eh sì, anche i founder possono essere cacciati).
Il founder-led marketing può essere una leva potente, anche (io direi soprattutto) in ambito B2B.
Ovviamente non è un canale che accendi dall’oggi al domani. Il miglior momento per cominciare era nel 2010, il secondo miglior momento è il Q2 del 2025 ;)
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Se sei un founder o un CEO e vuoi capire come gestire il tuo personal brand in modo efficace e REALISTICO, seguimi, risolvo questo problema di lavoro 👉 Riccardo Demi