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Cosimo Fini (in arte Guè) è stato il mio artista più ascoltato su Spotify Wrapped per due anni di fila.
Questa cosa mi faceva im-paz-zi-re.
Non capivo il perché.
Lo ascolto, sì (🤷🏼♂️), ma non mi sento *così* rappresentato da lui nei miei gusti musicali.
Poi ho visto una sua intervista recente e ho capito tutto.
Guè dice di partecipare a quasi tutti i featuring (a pagamento) che gli vengono offerti.
Parliamo di decine e decine di featuring all’anno, centinaia negli anni.
Un singolo featuring non gli garantisce chissà quale visibilità.
Ma tra partecipazioni a brani rap, trap, rock, neomelodici, alla fine la sua voce, da qualche parte, la senti sempre.
Condivido questo insight pensando ai professionisti di un certo livello che curano il proprio personal brand.
Quando vi invitano a parlare in un podcast con 70 ascoltatori mensili, magari non avete molta voglia di partecipare.
Il mio consiglio è: andateci lo stesso.
La singola partecipazione, in sé, probabilmente non vi darà alcun risultato.
Ma se nel tempo continuerete a farlo, vi troverete con un posizionamento diffuso.
E sarete, fondamentalmente, inevitabili.
Quellibravi™ (tipo la mia marketing crush Cody Schneider) chiamano questa strategia “digital gravity”.
Io la chiamo fare come Guè.
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[ EDIT: questo post è stato pre-testato su un tool (YC startup) che esegue migliaia di interazioni AI per simulare quanto engagement riceverà il tuo post su LinkedIn. Per saperne di più sul mio esperimento: https://lnkd.in/dnQVspfC ]