Co-founder @ Scaling Tales | The structured process for your personal brand | Helped 40+ founders, execs, tech leads, Fortune 500 spokespeople & TEDx speakers scale their #1 asset: reputation
Ogni anno nascono una o due nuove buzzword nel marketing. Nel 2025 è il turno di #vibemarketing.
Nel 2023/24 erano brandformance, UGC, performance creative.
Nel 2021/22: omnichannel, metaverso, AR experiences.
Nel 2019/2020: growth hacking, community, micro influencer.
Spesso questi termini vengono usati così tanto da perdere significato, nel frattempo però acquisiscono un nuovo scopo: diventano segnali di appartenenza.
Se parli la lingua del gruppo aumentano le probabilità che il gruppo ti riconosca come “uno dei suoi”. È normale, “memetico”. Molto umano.
È vero: le buzzword generano confusione, ma creano anche comunità. Ti collegano a persone interessanti, ti fanno parlare la stessa lingua e, quando succede, si imparano tante cose.
Ora, per quanto riguarda il #vibemarketing (aka → cosa succede al marketing come disciplina dopo la rivoluzione AI) posso dire una cosa?
È molto divertente. Mi spingo oltre: è persino entusiasmante.
Ma non dimentichiamoci che “vibare” va bene, se prima c’è:
A/ una strategia sensata
B/ un processo funzionante
Solo così possiamo accelerare tutto con:
C/ l’AI generativa, mentre noi marketer vibiamo su una spiaggia caraibica (aka → facciamo hard refresh delle metriche ossessivamente ogni 3 secondi).
Tutto il resto è noiaaaaa, maledetta noiaaaaaaa
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3 months ago
curioso anche di cosa ne pensa Paolo Gervasi che sta raccontando il mondo del #vibeworking qui su linkedin