Co-founder @ Scaling Tales | The structured process for your personal brand | Helped 40+ founders, execs, tech leads, Fortune 500 spokespeople & TEDx speakers scale their #1 asset: reputation
Immagina di incontrare Bill Gates in ascensore.
Parlate, discutete del futuro del vostro settore e la conversazione si rivela illuminante.
Scendi dall’ascensore palpitante, hai un sacco di idee in testa e la prima cosa che vuoi fare è condividerle con il resto del mondo.
Corri dal tuo team, racconti tutto e dici: “Facciamo uscire subito un post su questo".
E loro ti rispondono: “Eh no, non possiamo, oggi è giovedì e giovedì è il giorno del ‘carosello how-to value-bbbased’”.
Cosa fai?
Li licenzi seduta stante e senza pensarci due volte.
Perché sai che a livello di comunicazione, a livello di engagement — e anche proprio a livello umano e personale — questa scelta non ha senso.
Questo caso, che è ovviamente esagerato, non è così distante dalla realtà di clienti e agenzie di comunicazione che vogliono gestire il personal branding a tutti i costi legandosi a un piano editoriale stabilito.
Ho collaborato alla costruzione di pagine Instagram da centinaia di migliaia di follower, ho curato account LinkedIn che hanno generato milioni di visualizzazioni l’anno, lavoro da parecchi anni sui social e — personalmente — non ho MAI visto funzionare un piano editoriale a più di 14 giorni.
Per due ragioni semplici:
1. Il contesto cambia troppo velocemente. Ciò che oggi sembra rilevante, tra un mese potrebbe essere completamente superato.
2. L’attualità genera attenzione. Un contenuto estemporaneo, legato a un evento o a una riflessione recente, ha un impatto maggiore di un post preconfezionato.
Attenzione: questo non significa che tutto debba essere improvvisato.
Alcuni contenuti evergreen si possono preparare in anticipo.
Ma la presenza social di un brand — a maggior ragione un personal brand! — non può basarsi su un piano editoriale deciso a priori di tre mesi fa.