Co-founder @ Scaling Tales | The structured process for your personal brand | Helped 40+ founders, execs, tech leads, Fortune 500 spokespeople & TEDx speakers scale their #1 asset: reputation
Da una parte c'è l’hustle culture americana un po’ pulp: "Ho dormito in macchina per 38 mesi, ora ho un jet privato". Un racconto fatto da imprenditori #fooledbyrandomness con evidente survivorship bias.
Dall'altra parte c'è un’Europa in cui anche i giovani che potrebbero permettersi dei rischi non li prendono, non perché non lo desiderino, ma per pressione sociale: "Come lo spiego ai miei? Come lo spiego al mio ragazzo?"
Da piccolo imprenditore ancora agli inizi mi viene da dire: la realtà di aprire un’azienda non è né l’una né l’altra.
Io stesso non sono "affezionato" all'etichetta di imprenditore - se un domani volessi provare la vita da dipendente o da freelance o da solopreneur, lo farei senza problemi. Anzi, è un’idea che mi intriga anche per il futuro.
Spero di non risultare troppo abbraccialaberi se dico che alla fine l’unica cosa che dovremmo ammirare davvero è la consapevolezza 🌳
Career English + Courage Coaching | Helping global professionals own their voice + get hired abroad | Founder, You in English / You in Reality
2 months ago
Thank you Riccardo! I’m one of those non-25 year olds that have a lot at stake and take risks. Entrepreneurship is in your blood, and contrary to what a lot of people think, it’s not really a choice. It’s simply how one is wired. Some people make great employees, and others are great visionaries that don’t walk in a strait line. Life experience has taught me that. Personally, I know life would have been so much easier if I had been able to just go to a 9 to 5… believe me, I’ve tried. And I know several people of similar age that threw in the towel because eventually, you’ get tired of being 5 minutes late and dollar short. With that said, just because you’re wired to be an entrepreneur, it doesn’t guarantee you’ll someday become successful, no matter how hard you’ve worked-and you’re right, we all work hard. God knows I do, and so far, I can’t say i have much to show for it. It is a cazzata to say, “the difference is that I worked hard for it.” Hopefully some day I can say what that difference is… right now I’m thinking it might have something to do with not giving up no matter how many times you fail. And man, if I ever do have do have something tangible to show for it (beyond my extensive consequent wisdom), I will tell you.
Costruisco un business digitale che lavori per me, non il contrario - condivido ciò che imparo per aiutarti a fare lo stesso | Business Growth & Automation Coach
2 months ago
Riccardo credo che la cosa peggiore possa essere quella di non vivere la nostra vita pienamente.
C'è chi è chiamato a fare impresa/libera professione/lavoro dipendente per tutta la vita e chi invece crescendo cambia priorità e sceglie di passare da uno all'altra (come è capitato a me).
Non è tanto il passaggio o il rimanere dove siamo a farci soffrire, quanto due cose: il nostro status e il nostro ego.
Ma alla fine, grazie alla consapevolezza, possiamo vivere la nostra vita e semplicemente godere di qualsiasi lavoro svolgiamo. Purché coerente con chi siamo :)
Social Media Manager & Strategist | Content Creator & Creativo - 25+ Anni di Visione tra Digitale, Business & Marketing - Sviluppo format e strategie creative per contenuti che parlano (e funzionano)
2 months ago
Spesso sottovalutiamo quanto la consapevolezza e la flessibilità siano la vera forza in un percorso non lineare ed il vero valore è capire quando cambiare strada con la consapevolezza e senza la paura.
Però: se pensi di non poterti fermare, fallo! Pensaci un attimo, mi apro un bivio, ma fallo. (cit.)