Co-founder @ Scaling Tales | The structured process for your personal brand | Helped 40+ founders, execs, tech leads, Fortune 500 spokespeople & TEDx speakers scale their #1 asset: reputation
Call recente con il marketing di un’azienda B2B nel settore tech.
Loro: «Siamo consapevoli dell'importanza del personal brand, ma con noi non sembra funzionare.»
Io: «A chi vi ispirate? Chi lo fa bene secondo voi?»
Loro: [citano alcuni tra i migliori personal brand italiani]
Io: «Ottimi riferimenti. E cosa fate in concreto per il vostro personal brand?»
Loro: «Cerchiamo di essere reattivi sui social, facciamo repurposing mirato dei contenuti aziendali, cerchiamo di interagire con clienti e stakeholder, aggiungiamo la prospettiva unica dei founder e se possibile facciamo anticipazioni in esclusiva...»
Io: «Mmm, mi sembra tutto giusto.»
Chiudo la call e vado a vedere i profili LinkedIn dei loro CEO.
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Slide anni '90.
Commenti lasciati morire.
Copia-incolla dal blog aziendale.
Tono di voce da ChatGPT versione 3.5.
Un livello di segretezza sui processi aziendali che nemmeno la Čeka.
🫠
Come mai succede?
Hanno capito le esigenze. Hanno studiato chi lo fa bene. Sanno cosa dovrebbero fare. Perché non funziona?
Alcune cose che ho colto:
a/ Troppi cicli di approvazione – Tolgono ogni spontaneità. Se hai troppo timore di dire una cosa nuova e originale, alla fine ti ritrovi a non dire nulla di nuovo e originale. Cioè ti ritrovi a non dire nulla e basta!
b/ Gli piace l'idea, ma non ci mettono la testa – Non capiscono che serve almeno un po' del loro tempo, delle loro energie, del loro coinvolgimento personale. D'altronde è un personal brand, non una pagina aziendale.
c/ Sotto-investimento cronico – "I post me li scrive il junior marketing quando finisce le sue task principali." Come no.
d/ Pensano sia un gioco di creazione – Immaginano di dover diventare content creator dall'oggi al domani e si perdono. Non è così: la creazione di contenuti in realtà è un gioco di documentazione. Condividi quello che già fai, i risultati che ottieni, i casi studio che hai sotto mano. Non dovresti mai partire da una pagina bianca.
Il personal brand non è rocket science. Ma non è nemmeno qualcosa che puoi delegare a un bot o a chi ha tempo libero in azienda.
Riccardo